27 Febbraio 2025

Polizza Catastrofale, scatta l’Obbligo: corsa in un Mese per centinaia di migliaia di Imprese

di Giuseppe Gaetano, editor in chief

Il decreto attuativo sull’obbligo di copertura catastrofale per le imprese non agricole di ogni comparto e dimensione arriverà a ore: l’entrata in vigore, infatti, non sarà ulteriormente posticipata rispetto alla data fissata ad oggi al 31 marzo 2025.

Queste, almeno, le ultime notizie dai Palazzi. Teoricamente, il termine sarebbe domani. Colti i correttivi del Consiglio di Stato, il tempo per adeguarsi dalla pubblicazione in GU sarà quindi ridotto da 90 a 30 giorni: del resto – pur essendo ancora tanti gli aspetti operativi da chiarire nel testo interministeriale – è oltre un anno che si parla dei criteri più e meno generali della norma e imprese e assicurazioni hanno avuto il tempo necessario per informarsi sui contenuti complessivi e regolarsi di conseguenza. Impensabile, per Mef e Mimit, l’ennesimo slittamento proposto da differenti forze politiche.
In Italia il patrimonio assicurabile è stimato in 4mila miliardi, con perdite attese di quasi 2 mld annui per le assicurazioni. A livello globale, nel 2024 le perdite assicurate da catastrofi naturali hanno superato i 100 mld di dollari (di cui circa 40 in Europa) per il quinto anno consecutivo, attestandosi a 145. Lo scorso 30 gennaio Eiopa ha raccomandato un aumento del 10% del capitale accantonato per alluvioni, grandine e trombe d’aria (le ultime due escluse dalla nostra normativa). Ora bisognerà vedere se la Commissione Ue recepirà il parere dell’Authority europea nel processo di revisione di Solvency II, stringendo i requisiti patrimoniali per gli attori del comparto.

Le compagnie si dicono pronte a contrarre da un pezzo e non temono multe pecuniarie comunque blande (da 100mila a 500mila euro): ognuna ha già in distribuzione sul mercato i propri prodotti ad hoc. La legge gli consente di riassicurarsi al 50% con Sace, dotata di un fondo da 5 miliardi: lo stesso Gruppo è in campo tra i player con un suo prodotto che dal lancio, ad aprile 2024, è stato sottoscritto finora da circa mille imprese.
Sono i futuri micro e piccoli “clienti” gli attori che devono essere ancora convinti – o meglio aiutati economicamente dal governo – a stipulare una polizza cat nat: la maggioranza non l’ha fatto, si scatenerà la corsa in un mese? Magari, giacché più mutualizzazione sarà raggiunta più i costi caleranno per tutti. Anche la discontinuità degli eventi meteo gravi, oltre alla loro frequenza e intensità, fa parte della nuova “normalità” a cui il settore è costretto ad adattare le tariffe. Il premio medio per un prodotto standard, calcolato dagli stessi operatori, si aggirerebbe sui 1000 euro annui per le grandi imprese e sui 200 per le Pmi; ma tutto dipende da quantità e qualità degli asset da tutelare, oltre che dalla zona geografica in cui sono ubicati. La forte discrepanza di rischio territoriale rende arduo raggiungere un’uniformità sull’intera penisola. Prezzi inferiori sono attesi invece per i negozi, a cui potrebbe bastare estendere la polizza anti incendio. Anche loro, fagocitati dall’e-commerce, non se la passano bene in questo periodo: Confesercenti ha appena certificato un anno nero, con 3 chiusure per ogni apertura.

Il problema è che le nostre Pmi sono poco assicurate in genere, non solo contro i danni catastrofali: stando ai dati appena diffusi da una ricerca AON-Sda Bocconi, spendono circa 14.013 euro per tutelarsi dai rischi contro una spesa media globale di 22.600. Tra l’altro la maggior parte delle compagnie e delle banche ha in portafoglio tra 3 e 5 categorie di prodotti assicurativi corporate, e neanche tutti appositamente pensati per le piccole e medie imprese: la bancassurance, grazie alla capillarità distributiva dei vari istituti territoriali su cui fa perno, potrebbe incrementarne la commercializzazione, sfruttando meglio prossimità e conoscenza dei suoi terminali.
In questo quadro, appare chiaro che occorre consentire alla platea interessata di implementare misure di prevenzione e sicurezza che abbassino i prezzi, e dunque consentirle di accedere a finanziamenti realmente vantaggiosi per ristrutturare e rafforzare i propri presidi con opere di manutenzione. Come noto – però – chi è scoperto contro alluvioni, frane e terremoti perde il diritto a incentivi e garanzie statali (il dispositivo non avrebbe effetto retroattivo): non solo le garanzie pubbliche dei Fondi Pmi e Sace, che da sole incidono sul 30% dell’erogato alle imprese (che sale al 60% per le piccole e al 75% per le meridionali). La sanzione rischia insomma di complicare ancor più la transizione green di chi ne avrebbe maggiormente bisogno, la clientela fragile.

Da un anno Bankitalia invita gli intermediari a tener conto – nella concessione del credito – di eventuali coperture catastrofali accese dalle loro aziende clienti: l’obiettivo è avviare un circolo virtuoso che ne esalti il rating. Una sorta di “bollino verde” spendibile tanto nel settore finanziario quanto in quello assicurativo, così da ottenere finanziamenti a tassi super agevolati e polizze a premi ridotti; in cambio, per i player, di asset rivalutabili e voci “green” nei bilanci di sostenibilità. Certo lo stesso circolo, come dicevamo, può alimentare una spirale negativa per chi ne resta escluso. Micro e piccole imprese in particolare, che non hanno risorse per iniziare una delle due azioni necessarie per innescarlo: avviare lavori di ristrutturazione in chiave anti sismica/idrogeologica, o stipulare un prodotto cat nat.
Evidentemente l’offerta bancaria corporate promossa in nome di Pnrr e Transizione 5.0 dalle numerose partnership in corso tra istituti, enti e organizzazioni non è considerata ancora abbastanza conveniente dai suoi destinatari: i finanziamenti alle nostre aziende continua infatti a soffrire al contrario del comparto retail, e a quanto pare – più che gli accordi – saranno le progressive accettate della BCE al costo del denaro a rilanciarne l’erogato durante il 2025.

Bisogna far sì che alle banche convenga puntare sulla quantità dei contratti, senza minare la qualità degli attivi, e sostenere i progetti green degli imprenditori a condizioni di mercato ancora più favorevoli delle attuali: solo allora si procederà ad assicurare un patrimonio a quel punto rinnovato, ammodernato, resiliente. Non è bancabile né assicurabile qualcosa di totalmente esposto all’imprevisto e la polizza non potrà mai sopperire all’assenza di un argine, un muro divisorio, un canale di scolo, una rete di drenaggio del suolo. Sono necessarie delle difese in partenza, prima di imporre un prodotto che deve migliorare la protezione di un bene che di per se dev’essere un minimo già protetto; non sostituirsi agli investimenti del proprietario per rendere sempre più autonomo e resiliente il suo business, e la polizza solo un suo potenziamento anziché il disperato galleggiante nella bufera. Allo stesso modo la legge non deve disimpegnare i governi nelle stesse opere di tutela e messa in sicurezza che riguardano aree e strutture pubbliche.
Al netto di questo intervento, è ovvio che urge in parallelo uno scatto culturale: fare in modo che l’assicurazione non sia più ritenuta un’opzione e penetri nel tessuto produttivo, non sotto coercizione delle istituzioni e la minaccia di chiudere il rubinetto delle agevolazioni, bensì attraverso un’accresciuta conoscenza del problema e consapevolezza della crisi economica che sta spalancando il cambiamento climatico, nel mondo e sulla nostra penisola.

Il decreto, dicevamo. Cooperative, consorzi e associazioni potranno stipulare polizze collettive, stringendo partnership con gli operatori del mercato, snellendo così parte del lavoro. Eventuali contratti antecedenti che già assicurino le calamità oggetto del dispositivo, saranno comunque considerati conformi alle imminenti disposizioni e resteranno validi fino a scadenza.
A prescindere da quando uscirà, il provvedimento sarà comunque lacunoso sotto diversi aspetti già esaminati su PLTV.it. Su tutti, il fatto che restino scoperte merci e sinistri provocati da agenti atmosferici non contemplati: raffiche di vento, mareggiate, tempeste, temporali. I costi per proteggere ogni asset da ciascun evento naturale aggiuntivo, catastrofico o meno, forse risulteranno eccessivi per più di qualche realtà. La prima calamità naturale che si abbatterà sullo Stivale sarà il banco di prova della bontà del marchingegno: la speranza è che non avvenga troppo presto, prima che sia raggiunta un’adeguata mutualità del rischio, fondamentale perché il sistema risulti sostenibile da ogni attore. Una chimera?

Riassicurazione Nat Cat: le posizioni di Sace, Ania, UnipolSai, Munich Re e Aon Re

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